Officina Sociale Refugio

Domenica, 13 Maggio 2012 15:42

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Stamani alle ore 10,30 al teatro officina Refugio abbiamo assistito alla realizzazione di un pannello solare, la cosa fantastica sta nel materiale che viene usato.

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Il pannello solare e solo per riscaldare l’acqua e no! per produrre energia elettrica.

In Italia di questo sistema si parlava già alla fine degli anni 70, ricordo bene, il materiale usato era, tubo in rame, legno per creare una scatola e vetro, con il rame si creava una serpentina che veniva messa in una scatola e coperta con un vetro, più era protetta dal freddo più rendeva ovviamente.

Oggi nei paesi poveri come in Brasile, spiegano i ragazzi, che hanno dato inizio alla lezione, usano materiale per metà di riciclo, vedete il video e rimarrete stupiti.

Ricordate questa e stata una lezione, (quindi un demo) voi potete fare anche di più.

ROMA 12 maggio 2012

Riuscito il corteo organizzato dalla Fed contro la crisi. Il segretario del Prc lancia la proposta di un’alleanza con Sel e Idv. Arrivando a chiedere uno sciopero generale. VIDEOINTERVISTA  A PAOLO FERRERO

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“Siamo 40mila manifestanti”. E’ questo, secondo gli organizzatori, il numero di partecipanti al corteo contro il governo Monti e le politiche Ue organizzato dalla Federazione della sinistra. Un tappeto di bandiere rosse che percorre le vie del centro. L’immagine fa il suo bell’effetto. Al di là dei numeri, se la Federazioe della sinistra voleva portare in piazza il suo popolo il risultato è certamente positivo. Un lungo serpentone ha atraversato il centro di Roma dopo essere partito da piazza della Rerpubblica fino ad arrivare sotto il Colosseo. Difesa dell’articolo 18, critica alle politiche del governo Monti e dell’Unione europea sono state le parole d’ordine che hanno caratterizato il corteo.

Tante le militanti con indosso una maglietta bianca con la scritta «Non abbasseremo più la testa», mentre il corteo intona le note di «Bella ciao». «Il governo Monti è un governo di destra senza opposizione, bisogna unire la sinistra per fare opposizione. Dall’opposizione può uscire l’alternativa», ha detto Paolo Ferrero lanciando la proposta di alleanza politica tra la Federazione della sinistra, Sel e Idv. Arrivando a chiedere uno sciopero generale «perché – ha spiegato il segretario di Rifondazione comunista – toccare l’articolo 18 è una vergogna come la questione degli esodati».

Impossibile non parlare anche di quanto

accaduto a Genova, dell’attentato all’ingegnere dell’Ansaldo Roberto Adinolfi. E la condanna è netta: «Il terrorismo è il nemico principae della classe operaia», ha detto Oliviero Diliberto, segretario del Pdci, mentre Ferrero si è augurato che quanto accaduto «sia un episodio isolato».

In piazza della Repubblica anche un nostro banchetto per la diffusione straordinaria. Presenti i segretari del Pdci, Oliviero Diliberto, dell’Italia dei Valori e di Sinistra Ecologia Libertà. Fra i manifestanti significativa anche la presenza dei No Tav, di rappresentanti dei sindacati di base e dei movimenti per la difesa dei beni comuni.

http://www.ilmanifesto.it

In fondo al mare cadono le onde

• 26 aprile 2012 • Categorie: Prima Pagina | 108 visite • Stampa Stampa Invia Invia

di William Domenichini

Era una notte buia e tempestosa. 17 dicembre 2011, mar Tirreno. L’Eurocargo Venezia, imbarcazione della Grimaldi, transita vicino all’isola Gorgona, a circa 23 miglia da Livorno, trasportando fusti pieni di materiale utilizzato nella raffineria siracusana di Priolo e destinati al porto di Genova. Il libeccio infuria fino a 130 orari, la nave compie un brusca accostata ed i due semirimorchi che contengono i fusti affondano, portando sul fondale sabbioso i bidoni che conterrebbero sostanze tossico-nocivo.

Una nave cargo transita in un area del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano e perde il suo carico. Una vicenda è complessa, a tratti misteriosa ma che riapre brutalmente il tema del traffico di rifiuti nei nostri mari e dei veleni che vi giacciono.

Iniziamo dal cosa e da quanto. Per una banale proprietà della sottrazione, 224 bidoni sono partiti, 26 sono arrivati 198 stanno sul fondo del mare. Ma cosa c’è dentro quei fusti? I documenti riferiscono di catalizzatori esausti a base di nichel, vanadio e molibdeno, vulgo sostanze tossiche utilizzate per una delle fasi della raffinazione dell’oro nero, la desolforazione del petrolio. Fatte le debite moltiplicazioni, si ottengono circa 34 tonnellate di sostanze tossiche che si trovano in fusti, non a tenuta stagna, e che rischiano di entrare nella catena alimentare marina. Rifiuti o merci? Non si tratta di lana caprina perché dalla caratterizzazione di ciò che contengono i fusti consegue la responsabilità di chi deve risponderne. Intanto sul fondale tutto giace.

Chi sa e chi dice? La notizia non appare sui media fino al 29 dicembre, in un articolo di cronaca locale che riporta dell’incidente. Solo due giorni prima vengono ufficialmente informate le Guardie Costiere di Vada, Castiglioncello e Cecina e da qui agli enti locali. ARPAT ed Asl 6, ricevono lo stesso giorno la prima informativa scritta nel tardo pomeriggio, per poi comunicarla alla Regione Toscana ed il 9 gennaio 2012 la Regione incontra per la prima volta il ministro dell’ambiente. Ma il giorno stesso dell’incidente un’informativa via fax, indicando 38.000 kg di sostanze classificate pericolose, è ricevuta dai comuni di Livorno e Pisa e solo 4 giorni dopo il fattaccio la capitaneria labronica dichiara che l’armatore della nave cargo è responsabile dell’eliminazione «degli effetti dannosi già prodotti, o potenziali, ed a prevenire il pericolo di ulteriore danno all’ambiente». Intanto sul fondale tutto giace.

Le operazioni di ricerca partono solo il 6 febbraio, per protrarsi nei giorni seguenti in uno stillicidio di notizie, alla ricerca dei bidoni perduti. Ma l’attenzione sui bidoni del cargo Venezia viene subito distolta da un’altra emergenza e la vicenda della nave da crociera Costa Concordia fa più share di banali fusti tossici che potrebbero irrimediabilmente segnare la vita di nostri fondali.

Il mistero avvolge storie che riemergono alla memoria, mentre gli oggetti della loro narrazione giacciono ancora sui fondali. Qualcuno si ricorderà che qualche anno fa il pentito Francesco Fonti parlò di scorie sistemate al largo della Spezia e Livorno. Piove sul bagnato, anzi in mare. Eppure negli ultimi 30 anni sono documentati circa 25 incidenti misteriosi, anche se il termine mistero inizia a stare stretto alle dinamiche dei traffici di rifiuti.

Fu un mistero lo spiaggiamento a Cetraro, in Calabria della motonave Jolly Rosso, salpata dal porto della Spezia in condizioni discutibili e con la sua storia di nave dei veleni. Fu un mistero la morte improvvisa del capitano De Grazie che conduceva le indagini sulla quella vicenda. E’ un mistero la sparizione di centinaia di navi con i loro carichi tossico-nocivi nel Mediterraneo. Fu un mistero l’assassinio di Ilaria Alpi e di Milan Hrovatin che stavano indagando sulla pista somala di quei traffici. I misteri avvolgono anche chi invoca Giustizia in un paese, giustizialista, che la nega sistematicamente, tanto alle vittime di stragi quanto al proprio territorio, o mare, stuprato, basti pensare alla sentenza del processo per Pitelli che si è conclusa senza chiarire chi ha messo quei veleni su una collina che sul Golfo dei Poeti.

Affrontare la vicenda dei traffici di rifiuti tossici in termini strettamente ambientali porta ad inseguire l’emergenza, legittima e doverosa, tuttavia una visione parziale ed incompleta della questione. Uno dei nodi irrisolti è sostenuto da una domanda banale: che sistema economico consente tutto questo? I nuovi orizzonti del mercato sono sotto i nostri occhi, in forma di possibili tentativi di rilancio di un modello agonizzante, o se volete artatamente reso tale per consentire e giustificare ogni azione di aiuto e di mantenimento dello status quo, sia in termini di legalità che di illegalità ma il cui filo conduttore è il profitto, ed il valore d’uso diventano le emergenze.

Nonostante la crisi economica, nel 2009 il fatturato delle ecomafie ha raggiunto livelli record, oltrepassando i 20,5 miliardi di euro di “fatturato” attraverso 28.586 reati contro l’ambiente denunciati, quasi 80 al giorno, più di 3 ogni ora, senza tenere conto di quelli che non vengono segnalati alle autorità. Per determinare colpe, responsabilità e relative pene poi, ce ne passa, perché i reati ambientali in Italia sono figli un diritto minore e le leggi, nel paese del “Dei delitti e delle pene” (che, si guardi il caso su stampato per la prima volta a Livorno!) vengono declassate a burocrazia ed incartamenti.

Ne è un caso Pitelli. Quella ferita è stata riaperta dalla sentenza di primo grado del tribunale spezzino che viene emessa il 10 marzo 2011: mentre i 71 imputati nella vicenda si sono persi per strada, tra archiviazioni e prescrizioni, per gli 11 rimasti sul banco «il fatto non sussiste» in una formula dubitativa da codicillo, ma che lascia concretamente senza Giustizia un’intera comunità: assolti. Ma lo scempio di chi ha usato un bene comune come il territorio per fare profitto a scapito della salute della gente è concreto: la storia, le vite spezzate, le malattie non saranno mai cancellate. Intanto sul fondale tutto giace.

Torniamo sul fondo del Tirreno. L’Agenzia per l’ambiente toscano, con una serie di prove, sostiene che il contenuto dei fusti, che peraltro non è stagno, è solubile nell’acqua marina ed altamente tossico per gli organismi viventi. Come non pensare a cosa si pesca nei nostri mari? Alcuni pescatori rompono il muro di silenzio ed emerge come la presenza di rifiuti nel mare è ormai ordinarietà. La memoria torna a venti anni fa, quando il petrolio fuoriuscito dalla Haven si riversa nel mare e nei fondali savonesi: nessuno ha mai bonificato. Ancora oggi i pescatori liguri continuano a tirar su reti piene di residui di greggio, nonostante lavorino in aree segnalate come sicure.

Il Pil diminuisce sempre più infelicemente, lo spread aumenta nonostante i professori al governo, nononostante i diktat di troike tecnofinanziocratiche siano diventati leggi a colpi di decreto ed a suon di fiducie parlamentari plebiscitarie. Per rassicurare le agenzie internazionali di rating il governo Monti arrivò ad autorizzare le perforazioni petrolifere in Adriatico, poi fece parzialmente marcia indietro e per aumentare la produzione nazionale di greggio di 20mila barili al giorno (il consumo nazionale è di circa 1,7 milioni al giorno!) ha decretato la petrolizzazione della Basilicata.

Intanto sul fondale tutto giace, o forse in fondo al mare naviga il silenzio, rinchiuso dentro a sfere d’aria. Lo guardo allontanarsi e diventare… l’universo in fondo al mare*.


Riportiamo i filmati del convegno “Il Mediterraneo non e’ una discarica”, tenutosi a Livorno sabato 21 aprile 2012 presso il Centro Congressi di Villa Henderson, ed organizzato dai gruppi consiliari della Provincia di Livorno di PRC, PdCi (Federazione della Sinistra), Italia dei Valori, Sinistra Ecologia e Libertà.

Vi proponiamo alcuni interventi

IL MEDITERRANEO NON E’ UNA DISCARICA

Report del convegno

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Il convegno organizzato dai gruppi consiliari della Provincia di Livorno PRC – PdCI (Federazione della Sinistra),  Sinistra Ecologia libertà e Italia dei Valori ha visto una nutrita partecipazione di rappresentanti degli enti locali costieri,  l’adesione di forze politiche, sociali, sindacali e ambientaliste

L’assessore Salvatore Allocca ha letto un messaggio del Presidente Rossi impossibilitato a partecipare. Sono intervenuti l’assessore provinciale Nasta e il Sindaco Cosimi, per i movimenti ambientalisti era presente Ciro Pesacane del Forum ambientalista.

Paolo Gangemi ha ripercorso, con un video, la vicenda dell’incidente della Nave Grimaldi avvenuto a sud dell’Isola della Gorgona il 17 dicembre, ripercorrendo le cronache apparse sulla stampa in questi 130 giorni che ci separano da quella tragica notte.

Dopo 130 giorni i bidoni della Grimaldi sono ancora in fondo al mare, nonostante le rassicurazioni delle autorità. Assistiamo ogni giorno a continui rinvii della Grimaldi per le operazioni a mare. A questo punto occorre che il governo intervenga recuperando i bidoni facendo pagare ala compagnia armatrice  il costo del’operazione e possibili sanzioni per i danni ambientali.

Ancora oggi ci sono questioni avvolte nel mistero: il reale contenuto dei sacchi neri, la loro reale destinazione; non è chiaro se queste sostanze siano considerate rifiuti speciali, una definizione importante che coinvolgerebbe anche la raffineria di Catania nel disastro; dal punto di vista dell’inquinamento i dati sono pochi e contradditori, nessuno dell’ARPAT seppur invitato al convegno, si è presentato per farci capire i reali rischi per l’ambiente e per le popolazioni. Infine ci preoccupano le assicurazioni di Sindaco e ARPAT che dichiarano “per adesso non ci sono effetti immediati per la salute”. Definizione sibillina ed ambigua.

Alcune domande sono ancora senza risposta: i fusti contengono davvero le sostanze dichiarate? la nave contro la quale la Venezia andava in collisione come si chiama?  Perché nonostante il carico pericoloso i semirimorchi non erano drizzati a dovere? Perché nonostante condizioni meteo sfavorevoli la nave è partita?

La magistratura ha aperto il fascicolo sul disastro ambientale quali sono le conclusioni?

Abbiamo deciso di affidare ai gruppi consiliari provinciali e comunali di Livorno l’incarico di  porre questi quesiti nei consigli, per una iniziativa forte verso il governo da parte della Regione e degli Enti locali.

Poco è stato lil monitoraggio del  sul traffico commerciale e poco si sa del rapporto con il centro europeo di Lisbona, a cui vengono inviati i dati sulle rotte delle merci trasportate,

http://europa.eu/agencies/regulatory_agencies_bodies/policy_agencies/emsa/index_it.htm Questione cruciale quella del controllo, da porre al governo, per ottenere norme e regolamenti sulla navigazione nelle acque territoriali italiane.

La lettera di Rossi impegna la Regione, (come annunciato dallo stesso Presidente il 14 aprile al Giglio), affinchè  tutti i porti italiani  siano dotati del sistema VTS che consente di monitorare in tempo reale il traffico marittimo. Come già avviene nello stretto di Messina e alle Bocche di Bonifacio. Occorre sollecitare la realizzazione del sistema.

Sulla realizzazione del Piano del mare c’è convergenza di opinioni, anche se il percorso è tutto da conquistare.

Il mare territoriale italiano si estende  per 155.000 km2 e bagna 8000 km di costa. In Toscana ha uno sviluppo costiero di 561 km con una estensione di superficie del mare prospiciente le coste toscane pari a 15.000 km2, come la superficie dell’intera Regione Calabria. Le acque territoriali della Toscana si uniscono a quelle della Corsica. Ma non sono considerate bene demaniale e dunque non è governato da un piano regolatore.

Questo tratto di mare è a tutti gli effetti parte del territorio dello Stato Italiano costituisce uno strumento essenziale per esercitare le libertà fondamentali dell’individuo e garantire la salvaguardia del bene comune.

Chiediamo che la Regione apra il procedimento legislativo per costituire il PIANO MARINO DELLA TOSCANA, nel processo del Piano devono essere coinvolte le Province e i Comuni che si affacciano sulla costa. L’iter deve prevedere un percorso partecipativo con tutti i soggetti che operano e con le popolazioni.

Non ci sono attualmente norme stringenti a protezione dell’eco sistema dei parchi marini o comunque delle zone ad alto valore ambientale. Occorrerebbero  piani d’indirizzo nazionali e piani regolatori regionali che interessino le acque territoriali.  In questo modo non si può stabilire l’interdizione, per motivi di sicurezza della navigazione, delle piattaforme petrolifere, gas offschore, impianti eolici o altro. La prima salvaguardia, fatta salva la sicurezza ambientale oggi non tutelabile, resta  la sicurezza della navigazione che nuovi impianti possono mettere a rischio in assenza di un piano generale che ordini e razionalizzi l’uso del mare.

Rifiuti tossici, una questione di modello economico e mare come discarica.

Le realtà ambientaliste hanno chiesto con forza di intrecciare la difesa del mare con tutto il ciclo dei rifiuti e degli impianti inquinanti, oltre alla sospensione del Rigassificatore visto le inquietanti relazioni della Commissione Internazionale sulla sicurezza del’OLT.

Cosa produciamo? Quali scarti genera la nostra industria? Come vengono trasportati?

Dovremmo interrogarci sul modello economico che porta a produrre rifiuti tossico nocivi il cui smaltimento in sicurezza è  estremamente costoso.

Non è una questione che riguarda solo il mare, ma è più complessa ed articolata.

Queste vicende sono avvolte dal mistero:  come la nave Jolly Rosso poté salpare dal porto della Spezia nonostante le condizioni strutturali fatiscenti per  spiaggiare al largo di Cetraro? E’ un caso se il capitano De Grazie morì, andando alla Spezia per indagare su quella vicenda? La sparizione di decine di navi sospettate di portare carichi tossico-nocivi nel Mediterraneo una tragica fatalità? L’assassinio della Alpi e di Hrovatin che stavano indagando sulla pista somala di quei traffici è tuttora senza colpevoli e mandanti?

Invochiamo Giustizia in un paese giustizialista che tuttavia la nega sistematicamente tanto alle vittime di stragi quanto al proprio territorio stuprato: la sentenza del processo per Pitelli si è conclusa senza chiarire chi ha messo quei veleni su una collina che si affaccia sul Golfo dei Poeti.

Occorre con urgenza fare chiarezza, avere informazioni ma occorre soprattutto superare il sistema emergenziale e strutturare misure preventive.

Bisogna definire i processi di coinvolgimento dei cittadini che portino le istituzioni attuali ad affrontare il tema del modello economico, limitando la produzione di rifiuti tossici, chiedendo inchieste epidemiologiche e puntando a definire meglio le responsabilità delle aziende, penalmente perseguitabili.

Questo può avvenire se il movimento non rimane circoscritto a Livorno, o alla Toscana, ma si interfaccia con tutti i territori che si affacciano sul mar a cominciare dalla Liguria, e stimolino le Regioni ad azioni congiunte e non separate.

Comune il ringraziamento per gli organizzatori del convegno perché impedirà almeno di dimenticare e per avere fornito attraverso una molteplicità di interventi spunti e proposte sostanzialmente convergenti: li proposte di pretendere regole anche sul mare partecipazione informazione corretta applicazione delle norme democraticamente esercitata in modo delegato e diretto, per ll cambiamento del modello di sviluppo economico. Chi inquina deve pagare.

SUI  RISULTATI DI QUESTI OBIETTIVI SARA’ ORGANIZZATA UNA NUOVA SESSIONE DEL CONVEGNO IN AUTUNNO.  OLTRE ALLE INIZIATIVE ISTITUZIONALI, SI RIUNIRA’ UN GRUPPO DI CONTINUITA’ PER ORGANIZZARE NUOVE INIZIATIVE.

Paolo Gangemi Comitato Politico Regionale

RIFLESSIONI SULLA VICENDA DEI BIDONI

La drammatica lentezza con cui la vicenda del recupero dei bidoni tossici in mare viene gestita dalle autorità competenti e la ormai chiara inadeguatezza dei piani di recupero della società Grimaldi, hanno spinto la Federazione della Sinistra a presentare una mozione in Consiglio Comunale affinchè sia richiesto l’intervento dei sofisticati mezzi in possesso dell’Esercito e della Marina.

il Ministero della Difesa sarebbe così veramente a “difesa” dei territori, della salute dei cittadini, e la gestione del recupero sarebbe fatta dal “pubblico”, con il costo a carico della Grimaldi, perché è strano che il piano antinquinamento fin ora sia stato gestito da chi ha inquinato. In questo momento non serve più fare polemiche con l’amministrazione, ma le Istituzioni devono operare affinchè questa vicenda non finisca nel dimenticatoio come altre, e devono finalmente riflettere su quanto la questione ambientale sia di fondamentale importanza per il nostro futuro, a partire dalla salvaguardia di quello che abbiamo, ma anche per delineare sul nostro territorio un percorso futuro che veda la consapevolezza che le risorse non sono infinite e che vanno risparmiate e rispettate (anche da attentati alla loro sopravvivenza), e che bisogna iniziare a investire in energie rinnovabili, tutela del territorio, e prodigarsi per il cambiamento degli stili di vita, che farebbe bene all’ambiente, ma anche all’occupazione.

Diventa quindi difficile condividere alcune scelte fatte sul territorio, come quelle sul rigassificatore che, oltre a problemi di sicurezza, rappresenterà una fonte certa di inquinamento, se non altro per le tonnellate di cloro che verranno versate in mare, o progetti di discariche sulle colline, o ipotesi di mega centrali a biomasse che non rispetterebbero il concetto di filiera corta, o ancora idee di megatermovalorizzatori. Tutte scelte motivate solo da interessi economici sulle quali l’amministrazione dovrebbe riflettere e avere il coraggio di dare segnali. Per questo la vicenda dei bidoni è paradigmatica: tutti si prodigano, Sindaco compreso, a dire che non c’è pericolo “immediato”, ma in futuro? Quando le sostanze ormai fuoriuscite dai bidoni si disperderanno nel mare ed entreranno a far parte della catena alimentare e dell’ecosistema marino? saremo allora altrettanto sicuri? E’ così come per le altre scelte, è ora che bisogna pensare alle conseguenze future, affinchè idee come “Santuario dei cetacei” “Parco delle colline” “tutela del territorio” “tutela dei cittadini”non siano solo parole sulla carta, ma prospettive di bellezza e di salute.

Per il gruppo Consiliare PRC- PDCI

Tiziana Bartimmo

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